Questa sera Al Teatro del Fiume – Iniziativa pubblica – ore 20.30

L’ampia inchiesta Aemilia, condotta dalla Procura distrettuale antimafia di Bologna, ha avuto l’effetto di scoperchiare un grande “vaso di Pandora”, consegnandoci il quadro di una situazione ben più preoccupante di quanto ci si potesse attendere. Da anni la CGIL reggiana, tra i soci fondatori di Libera Reggio Emilia, lavora sul tema del contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata attraverso la costruzione di iniziative informative. Dopo l’operazione Aemilia però appare necessario un cambio di passo nella considerazione del problema sul nostro territorio.

Giacché parliamo di un fenomeno non più a carattere di infiltrazione, bensì propriamente radicato.

Da qui la decisione della Cgil, non solo di avviare al proprio interno un percorso formativo che offra ai propri operatori gli strumenti di riconoscimento delle caratteristiche proprie della criminalità organizzata, ma anche di portare l’argomento all’attenzione dell’opinione pubblica.

Si intraprende questo percorso partendo, volutamente, dalla bassa reggiana, con l’iniziativa pubblica in programma per martedì 10 Marzo alle 20:30 presso il Teatro del Fiume di Boretto, dove l’estate scorsa le interviste dei ragazzi di Cortocircuito provocarono tanto risentimento nella popolazione proprio a partire da un tema, tanto delicato quanto fondamentale: il riconoscimento, il rigetto e la denuncia dei fenomeni di indole mafiosa da parte della società civile.

L’esigenza è allora quella di ripartire dai fenomeni e di provare a capirli e sviscerarli, nella loro complessità, anche quando sarebbe più semplice voltarsi dall’altra parte. Il primo ostacolo da superare è rappresentato dal pericolo di chiudersi in logiche di auto difesa territoriale. Prendere atto che l’Emilia Romagna, con le proprie eccellenze e le proprie caratteristiche di spicco uniche nel Paese, non è e non è stata esente da contaminazioni criminali che false semplificazioni relegavano a peculiarità del nostro Meridione. Temi complicati che la CGIL ha deciso di affrontare proprio a partire dalla comunicazione mediatica e dall’informazione che viene data del fenomeno mafioso, ma anche dal ruolo del sistema educativo e degli Enti locali.

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