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Il nome di Boretto appare per la prima volta nella storia in un atto pubblico datato 835.
Le origini della parola “Boretto” sono state spiegate in modi diversi: “Boretto” potrebbe derivare da “Beruptum” (= Po Retto), oppure da “Deruptum” (= Rotta di Po), o ancora da “Bisruptum
(= due o più Rotte di Po).
Secondo una versione recente del glottologo Riccardo Bertani di Campegine, “Boretto” avrebbe origine da “ Boritu” = guado di buoi:

infatti i Celti erano soliti attraversare il Po con le mandrie e per loro il luogo di passaggio era un “ritu”, cioè un guado reale e sacro.
In epoca romana, questo territorio fa parte dell’oppido di Brescello.
Gli scavi archeologici hanno portato alla luce numerosi reperti interessanti relativi a questo periodo, dai quali si desume come in epoca romana il territorio oggi corrispondente al comune di Boretto fosse ricco di lussuose ville e di sontuose sepolture.
A ricordo del periodo romano, una stele funeraria è conservata presso la Scuola Media.
Il reperto più interessante e di maggiori dimensioni è però sito nei giardini pubblici di Reggio Emilia: si tratta della tomba dei “Concordi”.
Per la sua particolare ubicazione sulla sponda destra del Po, Boretto è stato spesso sede di insediamenti dei Veneti, i “naviganti adriatici”. La loro presenza si intensifica a partire dal XII secolo, ma essa è documentata già a partire dal VII secolo.
Costruiscono qui una basilica consacrata a San Marco (loro Santo protettore), e dedicano le chiese delle due frazioni rispettivamente a San Rocco e alla Santa Croce, come
a Venezia.
La consacrazione della basilica a San Marco è testimoniata da un bassorilievo allegorico, nel quale è rappresentato il doge Tiepolus che conferisce a Boretto il santo evangelista Marco quale protettore.
La prima vera autonomia dal capoluogo Brescello, Boretto la ottiene nel 1755 dal duca Francesco III d’Este. Il titolo di “nobile comunità”, con tutti i privilegi e le prerogative ad esso inerenti, viene pagato al duca 2000 zecchini.
Dopo soli cinque anni, però, Boretto ritorna sotto il controllo brescellese.
Nel 1799 con l’arrivo di Bonaparte nasce il Regno Italico.
In base a una serie di nuove leggi (1802) Boretto può mutare radicalmente la propria posizione: non solo diviene comune autonomo, ma è designato capoluogo e come tale gli vengono sottoposti Brescello e Lentigione; inoltre, in qualità di Capo Cantone, gli si affida il circondario comprendente Gualtieri, Castelnuovo Sotto e Poviglio.
Caduto Napoleone, vengono ripristinati i vecchi ordinamenti e Brescello ritorna ad essere capoluogo.
Ma i borettesi non sono disposti a rinunciare alla loro emancipazione e nel 1859 si autonominano indipendenti e si presentano ai governanti con un Consiglio Comunale già pronto, mettendoli davanti al fatto compiuto. Alla guida degli agitatori borettesi c’è il parroco Don Angelo Dosi (conciliatorista). Con un Decreto del dittatore Carlo Luigi Farini, deputato al Parlamento piemontese, Boretto raggiunge la definitiva indipendenza. Nel 1958, con una solenne cerimonia,
viene collocata in piazza San Marco a Boretto un’opera scultorea rappresentante il “Leone Marciano”.
Questa opera , giunta attraverso il fiume, è stata donata alla comunità borettese dall’amministrazione comunale di Venezia, in memoria degli antichi insediamenti di naviganti veneti.
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